La prospettiva ( prospettivo agg. [der. del lat. prospectus, part. pass. di prospicĕre «guardare innanzi»; cfr. lat. tardo prospectivus, solo riferito a finestra, aperta per dare il prospetto, cioè la vista su un luogo, in contrapp. alle finestre lucifere]non è una mera tecnica rappresentativa dello spazio,non esclusivamente una sistematizzazione rigidamente geometrica dell'opera d'arte,ma è una pittorica finestra sulla storia attraverso cui ci è concesso dare uno sguardo all'evoluzione delle epoche e delle culture e di conseguenza strettamente connessa all'ampliamento della sfera dell'io del soggetto umano.Essa è piu precisamente "un momentto stilistico,anzi una di quelle forme simboliche attraverso le quali un particolare contenuto spirituale viene connesso ad un concreto segno visibile e intimamente identificato con questo".La definisce in tal modo lo storico dell'arte tedesco Erwin Panofsky ,che con un attento studio dei cambiamenti artistici riguardo alla resa dell'ordine spaziale nei tempi e nelle diverse civiltà ha teorizzato la formula di prospettiva "panottica" , che identifica quella che banalmente viene considerata solo una tecnica per rendere la tridimensionalità dello spazio con una visione estesa,o per meglio dire totale(difatti la derivazione etimologica del termine dal greco risale all'agg.πᾶς, πᾶσα, πᾶν -tutto- e al verbo ὁράω -vedo-) della realtà.

Dunque è fondamentale affrontare gradatamente un excursus delle varie tappe storiche della resa dello spazio partendo dall'antichità fino a giungere ai tempi moderni.
In generale gli antichi non avevano una concezione dello spazio libero,astratto,svincolato,colmo di sfumature ma esso era essenzialmente vincolato,determinato,concreto,pieno.
I greci rifiutavano il vuoto,nella loro visione esisteva solo un tutto pieno,ogni oggetto occupava un preciso spazio,e lo spazio era il luogo di ogni rispettivo oggetto;lo spazio no
n aveva accezioni ideali ma puramente concrete.Tuttavia non sarebbe corretto affermare che l'arte figurativa antica manchi di un qualsiasi criterio d'ordine,in quanto in essa si può cogliere un rapporto fra gli oggetti raffigurati che sono ben distinti e definiti,essi sono giustapposti.Ciò che manca è un elemento unificatore della rappresentazione,quale ad esempio lo sfondo,cosicchè ogni oggetto rimane isolato e autonomo e, in virtù del rapporto d'ordine enunciato ,si potrebbe dire che ogni oggetto autonomo è discretamente ordinato con l'autonomia dell'altro.E' come se questo rapporto esistente non venisse considerato o posto all'attenzione dell'osservatore perchè la visione offerta è limitata,le cose sono rappresentate di scorcio.

Immagine di un vaso greco tra V e ||| sec. a.C.
Immagine di un vaso greco tra V e ||| sec. a.C.

I bizantini compiono un passo avanti:apportano l'elemento unificatore ,ovvero lo sfondo.Il tipico sfondo dorato rende l'idea di uno spazio continuo,non più limitato e isolatore;esso non è ancora sfociato nell'infinitezza e astrattezza ma presuppone già l'esistenza di un' unione fra gli oggetti,i quali non sono più relegati nel loro isolamento spaziale ma sono posti in relazione allo sfondo grazie al colore,alla luminosità dorata.Inoltre lo sfondo inserisce oltre ad un legame spaziale un significato prettamente ideale o spirituale consistente nell'onnipresenza del divino:la rappresentazione è immersa nella grazia eterna.
Arte bizantina,icona con crocifissione,sec. XIV
Arte bizantina,icona con crocifissione,sec. XIV

I romanici mutano i ruoli all'interno della rappresentazione,non vi è più la distinzione tra oggetti e sfondo poichè gli oggetti stessi assurgono al ruolo di sfondo.Gli oggetti non si impongono più con la loro autonomia,per così dire nel loro orgoglio materiale,bensì si abbassano di dignità rappresentativa e diventano tutti figure minori,caselle insignificanti di per sé che acquistano consistenza solamente nel puzzle del creato;ogni cosa raffigurata esiste solo in relazione alla potenza divina che si impone come motivo e scopo unico dell'opera d'arte.Qui l'ordine rappresentativo non è più intrinseco agli oggetti ma viene da fuori,dall'alto,dal cielo e si riflette attraverso essi,che di conseguenza passano dall'esistenza in quanto oggetti indipendenti all'esistenza in quanto strumenti del messaggio della fede.Nel romanico al significato simbolico dell'opera si aggiunge e diventa prioritario e fondamentale lo scopo didascalico.
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Nell'alto medioevo l'ordine si afferma come proporzione.Non vi è più l'ordine superiore che domina gli oggetti minori,ma questi permangono sullo stesso livello e l'unica differenza che si frappone riguarda l'essere figure più o meno grandi,in base ad un rapporto che è immanente a loro stesse e non più trascendente.Si può creare anche qui una gerarchia delle cose rappresentate ma ciò che è costante è l'assenza di un vertice gerarchico al di fuori dell'opera:l'ordine è intrinseco ,viene dagli oggetti stessi.Con l'avvento dell'urbanesimo, ovvero dell'età comunale l'ordine torna a essere superiore,è il divino(basti pensare allo spazio a cerchi concentrici della Divina Commedia posizionati in rapporto alla vicinanza o lontananza da Dio) .L'Arte moderna e l'ordine che in essa si instaura vengono anticipati da Giotto,nella cui personalità artistica si sintetizza un momento fondamentale di transizione dall'arte medievale a quella rinas
Presentazione della vergine al tempio,Giotto
Presentazione della vergine al tempio,Giotto
cimentale e moderna appunto."Giotto mutò l'arte di dipingere di greco in latino e la ridusse a moderno",così commenta il pittore e teorico Cennino Cennini la rivoluzione apportata dal celeberrimo artista nell'arte dell'epoca, e con ciò si intende che egli abbandonò gli schemi prettamente sacri e astratti dell'arte bizantina(definita la greca goffa maniera) per conferire all'opera una nuova concretezza,una naturalezza sia fisica che spaziale mirata ad ottenere un maggiore contatto con la realtà,tenendo presente la lezione dell'antichità che difatti presupponeva una migliore armonia dell'uomo con la natura.A partire da costui l'ordine della rappresentazione non è più né immanente alle cose né trascendente;non è più il divino il punto di riferimento sovrano e costante dell'artista,ma il potere di imporre quest'ordine deriva dall'esterno,è un potere/fonte dell'ordine che non si mostra in alcun modo nell'opera,non è riflesso attraverso le cose come il divino medievale,ma si trova al di fuori di tutto:è l'occhio del punto di vista.Il soggetto osservatore diventa padrone assoluto dello spazio e dell'ordine degli oggetti che sono posti sulle linee del punto di fuga che si identifica al di fuori della rappresentazione con il punto di vista stesso.A dirigere e dominare l'attività dell'artista non è più la finalità didascalica e ideale,bensì il potere sovrano e assoluto dell'osservatore.
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Egli determina le leggi dell'opera d'arte,ma ne sta fuori.Questo stravolgimento di poteri,di importanza e priorità nell'arte è profondamente connesso al cammino storico dell'uomo che via via si va emancipando dagli orpelli vincolanti della religione e della fede che gli imponevano severamente di collegare ogni esperienza umana,tra cui nel modo più manifesto l'arte,al messaggio teologico,per divenire così faber suae fortunae ,
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l'artefice del proprio destino terreno posto su una sfera distinta e separata dal cielo e dall'incombenza della fede.L'uomo è ora l'ordine delle cose naturali,l'uomo-osservatore è il punto di vista di ogni cosa,misura di tutte le cose,la "prospettiva" da cui guardare al reale e in riferimento a cui bisogna interpretarlo.Ed è a questo punto che lo spazio è divenuto razionale,regolato da leggi universali e matematiche,e poichè la matematica implica l'esistenza dell' infinito,anch'esso è scevro di limiti.
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